SCHOPENAUER
SCHOPENHAUER: RAPPRESENTAZIONE E VOLONTÀ
BIOGRAFIA
- Arthur Schopenhauer nasce nel 1788 da una ricca famiglia borghese in Danzica, in Polonia.
- Il giovane Arthur poté viaggiare e conoscere paesi ed ambienti stimolanti sul piano umano e culturale.
- Questo tipo di esperienza non lo indirizza tuttavia verso i traffici ed i commerci, ma contribuisce ad acuire la sua normale tendenza a chiudersi in se stesso ed a nutrire una visione dolente e pessimistica della vita.
- I temi dominanti delle sue meditazioni giovanili sono quelli sulla morte e sul mistero dell'eternità, sullo smarrimento di fronte alla grandiosa maestà e potenza della natura.
- Schopehnauer nutre fin d piccolo una crescente insofferenza per il modo borghese da cui è circondato.
- Grazie alla madre ha la possibilità di dedicarsi agli studi classici, in particolare alla filosofia ed all'arte greca.
- Negli anni di studi e di formazione (1805-1818) Schopenhauer avverte il bisogno di chiarire la propria visione dell'esistenza.
- Platone accende il suo interesse perché risponde al sincero bisogno di evadere dalla prigione delle cose sensibili per sollevarsi al mondo delle idee.
- Kant lo appassiona diventando il suo punto di riferimento privilegiato.
- Schopenhauer si interessò alla antichissima sapienza orientale delle Upanishad e dei testi buddisti.
- In questi testi, da una parte, egli ritrova la consapevolezza del carattere effimero dell'esistenza, dall'altra intravede la vi a di liberazione.
IL MONDO COME VOLONTÀ E RAPPRESENTAZIONE
"Il mondo come volontà e rappresentazione" avrebbe dovuto diffondere <<la verità sul mondo vile e meschino>> della filosofia tedesca.
- In essa i pensatore intende rispondere alla domanda << Che cos'è il mondo?>> ponendosi da una duplice prospettiva:
1. Quella della scienza;
2. Quella della filosofia.
- Si tratta di due visioni che conducono a soluzioni differenti.
- 1 → Il mondo è una mia rappresentazione;
2 → Il mondo è volontà di vivere.
Il superamento di realismo ed idealismo.
- Il capolavoro di Schopenhauer si apre con la celebre affermazione. << Il mondo è una mia rappresentazione>>
- Dire che il mondo è una mia rappresentazione significa avere la consapevolezza che non è possibile sapere come le cose siano in se stesse.
- Il mondo non esiste se non nel rapporto tra soggetto ed oggetto che caratterizza la rappresentazione.
- Ciò implica anche che il soggetto ed l'oggetto non possano sussistere indipendentemente l'uno dall'altro ma solo come due aspetti correlati della rappresentazione stessa.
- A partire da tali premesse Schopenhauer critica sia il realismo sia l'idealismo.
- Erroneamente il realismo riduce il soggetto all'oggetto, invece l'idealismo risolve l'oggetto nel soggetto, come sua produzione interna.
- Per il filosofo ne il soggetto può prevalere sull'oggetto, ne l'oggetto sul soggetto.
- È in questo senso che per Schopenhauer tutte le cose sono "fenomeni".
Spazio e tempo come condizioni a priori della conoscenza.
- Kant sostenendo che tutte le cose sono soltanto fenomeni aveva affermato che l'unica realtà accessibile al soggetto umano è quella fenomenica, organizzata attraverso le forme a priori dello spazio e del tempo e le categorie dell'intelletto.
- Lo spazio, il tempo e la causalità sono le condizioni soggettive della rappresentazione, in base alle quali la nostra mente può conoscere gli oggetti.
- Attraverso le forme dello spazio e del tempo organizziamo il materiale percettivo.
- Non posso percepire, sentire o conoscere alcuna cosa o avvenimento senza collocarli in uno spazio ed in un tempo determinati.
- In questo senso, tali paramenti fungono da <<principio di individuazione>> delle cose, che grazie ad essi risultano isolate e distinte, differenziate le une dalle altre.
Il principio di causalità
- Gli oggetti ricevono un ordine dall'intelletto umano attraverso la categoria di causa.
- Tutta la realtà si risolve in una rete di fenomeni connessi grazie al principio causale, definito anche <<principio di ragion sufficiente>>.
- Quest'ultimo si presenta in quattro configurazioni diverse:
1. principio del divenire → Spiega la relazione di causa ed effetto tra oggetti naturali;
2. Principio del conoscere → Regola il rapporto logico tra premesse e conseguenze.
3. Principio dell'essere → Ordina le connessioni spazio-temporali ed i rapporti tra enti geometrici e matematici;
4. Principio dell'agire → Stabilisce la connessione causale tra le azioni che si compiono ed i motivi per cui sono compiute.
- Per Schopenhauer è nella causalità che va ricercato il fondamento della realtà sensibile.
- Ne consegue che il mondo fenomenico appare dominato da un rigido determinismo, perché non è altro se non un reticolo di rapporti causali colti in relazione ad un soggetto conoscente.
Il carattere illusorio della realtà fenomenica
- Schopenhauer fa coincidere l'ambito della rappresentazione e della conoscenza scientifica dominato dalla causalità con il mondo fenomenico.
- Le forme a priori attraverso cui il soggetto coglie la realtà sono infatti a suo avviso come vetri sfaccettati che alterano e deformano la visione delle cose.
- Riprendendo una dottrina appartenente all'antica tradizione induista, per definire il mondo fenomenico egli utilizza l'espressione maya, "illusione", "magia", la quale allude ad un "velo" che si interpone nella conoscenza della vera essenza della realtà.
- Il mondo della rappresentazione declinato da Schopenhauer è dunque costituito di apparenze.
IL MONDO COME VOLONTÀ
Il corpo come chiave di accesso alla verità
- L'uomo è un soggetto corporeo, ed è proprio nel corpo che risiede la chiave per attingere l'essenza delle cose.
- Il corpo ha una duplice valenza:
1. È un oggetto tra gli oggetti;
2. È la sede in cui si manifesta una forza assolutamente irriducibile alla rappresentazione.
- Nel corpo e nel rapporto immediato che l'uomo intrattiene con esso, Schopenhauer scopre la possibilità di un'esperienza che travalica i confini della rappresentazione e del sapere intellettuale.
La volontà di vivere come essenza dell'universo
- Schopenhauer afferma che tutte le attività umane volte all'affermazione della propria individualità sono manifestazioni della brama di vivere, che si evidenzia attraverso le pulsioni del corpo.
- L'essenza del nostro essere è volontà, desiderio di vivere, di autoconservazione.
- Tale volontà si estende e domina tutte le cose.
- Tutto dipende da quest'unico principio, da questo irresistibile impeto, che pervade l'universo intero, ed ogni singola cosa, dalla più umile ed insignificante fino alla più nobile.
- In breve, la volontà è la sostanza intima di ogni cosa e l'essenza stessa del mondo.
- La volontà è inconsapevole, un impulso naturale antecedente la coscienza.
- Inoltre è eterna, unica e cieca.
La vita come continuo oscillare tra desiderio e noia
- Dal fatto che la volontà è l'essenza del mondo, deriva una conseguenza drammatica per l'esistenza umana. Se infatti la vita è cieco impulso a potenziare se stessa, essa è anche dolore.
- Si tratta di una conclusione a cui Schopenhauer giunge approfondendo la "fenomenologia" del volere, il quale rinvia necessariamente al desiderio ed a una condizione di privazione.
- L'essere umano è destinato ad una ricerca della felicità continua ed insaziabile.
- Il piacere è il fugace intervallo tra un dolore ed un altro.
- Nella concezione di Schopenhauer il piacere presenta una connotazione negativa, essendo cessazione di dolore.
- L'esistenza è caratterizzata dalla noia, una condizione esistenziale di vuoto, di stasi.
- La amara conclusione del filosofo è dunque che nel mondo prevale il dolore.
- Si tratta di un dolore tanto più grande quanto maggiore è la consapevolezza della propria condizione, motivo per cui gli uomini soffrono più delle altre creature.
LE VIE DI LIBERAZIONE DAL DOLORE DELL'ESISTENZA
- Quando il soggetto arriva a capire che l'essenza della vita è la volontà, allora diventa capace di intraprendere il percorso della propria redenzione.
- Secondo Schopenhauer attraverso l'arte, la morale e l'ascesi si ha il completo annullamento della volontà
L'esperienza estetica
- L'arte è contemplazione, conoscenza disinteressata. Essa mira alla pura "idealità" della cosa e non al suo essere "fenomenico" e pertanto non è soggetta al desiderio.
- L'esperienza artistica ci fa guardare la realtà nella sua dimensione ideale e pertanto rappresenta un "quietivo" per la volontà.
- Attraverso la tragedia gli uomini possono comprendere che il proprio dolore non è che il riflesso del dolore di ogni essere vivente.
- Il filosofo ritiene che la musica sia del tutto indipendente dal mondo dei fenomeni.
La morale
Una più duratura liberazione dai mali della vita può derivare dalla morale.
- Quest'ultima consente di oltrepassare la manifestazioni fenomeniche della volontà, rendendo l'uomo consapevole delle dolorose conseguenze a cui essa conduce.
- A differenza dell'esperienza artistica non si limita ad una contemplazione disinteressata ed individuale di un mondo ideale, ma implica un impegno pratico a favore del prossimo.
- Nell'etica l'uomo supera il principio di individuazione e cessa di considerare se stesso come un individuo contrapposto ad altri.
- Questo obbiettivo si raggiunge innanzitutto in "negativo", limitandosi a non compiere azioni che possano ledere la volontà degli altri; sia così l'affermazione della virtù della giustizia, incarnata nel diritto che impone regole esteriori al comportamento individuale.
- Ma può essere conseguito anche in "positivo" attraverso la carità, cioè la volontà di fare del bene al prossimo.
- Egli sviluppa un'amore disinteressato ed un atteggiamento di pietà universale.
- Le virtù della giustizia e della carità si limitano però a negare la volontà individuale, eliminando il conflitto tra uomo e uomo.
- Un più alto grado del processo di liberazione richiede il faticoso percorso dell'ascesi.
L'ascesi
- L'acesi consiste nella sistematica mortificazione degli istinti e dei bisogni conseguente all'<<orrore>> che l'uomo prova per la volontà di vivere che è alla radice del suo stesso essere.
- Essa si realizza attraverso l'esercizio della noluntas, cioè la negazione radicale della volontà.
- L'uomo deve innanzitutto raggiungere uno stato di perfetta castità e dedicarsi all'attuazione delle virtù tipiche degli asceti:
- L'umiltà;
- Il digiuno;
- La povertà;
- Il sacrificio;
- La rassegnazione.
- In Schopenhauer la redenzione finale viene riconosciuta nella conquista del nirvana, cioè nell'esperienza del nulla.
- Bisogna precisare che il nulla di cui si parla non è un concetto positivo, nel senso che non indica una realtà sostanziale, bensì un concetto "relativo", nel senso che si può comprendere solo in relazione a ciò che nega.
- Il nulla di cui parla Schopenhauer è a negazione del mondo.

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