BERGSON
BERGSON E L'ESSENZA DEL TEMPO
La denuncia dei limiti della scienza
-Il progetto di Bergson consiste nel dare voce a tutti quegli aspetti che la visione positivista della scienza aveva trascurato.
-Il primo elemento che Bergson individua come incompreso e inesplicato dalla scienza è il concetto di tempo.
-Questo non è un limite occasionale della scienza, bensì il suo limite intrinseco.
-Essa opera mediante processi che "semplificano" la realtà concreta.
-Occorre riconoscere la presenza di un' intelligenza intuitiva, in grado di cogliere "dall'interno" la dinamica del reale.
L'analisi del concetto di tempo
-Egli si accorge che il tempo, secondo la visione della scienze è privo di <<durata>>, cioè proprio di quella caratteristica che ne definisce l'essenza.
-Il tempo della scienza è un tempo spazializzato, una successione misurabile e omogenea di istanti.
-Questo tempo ha una grande utilità pratica, perché è grazie al suo carattere di misurabilità che è possibile l'organizzazione della vita sociale.
-Il tempo della scienza è quindi utile e necessario.
-Bergson individua oltre al tempo della scienza, il tempo della coscienza.
-Questo non è fatto di singoli istanti tra loro separati, ma è concepito come flusso continuo, incessante movimento degli stati di coscienza in cui passato, presente e futuro si fondono e compenetrano.
-Nel tempo della coscienza non ci sono momenti giustapposti, "spazializzati, cioè rappresentabili esteriormente con dei contrassegni.
-Il tempo della coscienza è dato dal confluire del passato nel presente, grazie alla memoria, e di questo nel futuro, attraverso l'anticipazione.
-In esso tutte le modalità di misurazione perdono significato.
Il tempo interiore e i suoi caratteri
-Il tempo dello spirito è tempo interiore he presenta varie caratteristiche:
-Tempo della durata →il tempo che dura, il passato che è presente;
- Tempo della vita→ le cose che hanno significato per l'individuo, che rappresentano la vita vissuta;
-Tempo qualitativo → non è misurabile e ha senso in ragione della qualità del ricordo che suscita in noi;
-Flusso continuo→ non soggetto a essere segmentato in parti.
L'ampliamento del concetto di memoria
-La coscienza è dunque identificata con la memoria.
-In 'Materia e memoria' egli ne distingue tre aspetti:
1) Il ricordo puro o memoria pura→ è la coscienza stessa, che è pura durata spirituale;
-Essa costituisce il deposito di tutti i ricordi passati.
-Il ricordo puro rappresenta il nostro passato, che ci accompagna in ogni momento, anche se non ce ne rendiamo conto.
2) Il ricordo-immagine→ l'atto in cui il nostro passato si concretizza.
-Esso costituisce una piccola porzione della memoria complessiva.
-Il materializzarsi del ricordo puro- immagine è suscettibile di alterazioni e disturbi.
-Bergson studiò le malattie che alterano la funzione del ricordo.
-Egli afferma che tali malattie posso colpire soltanto il ricordo- immagine.
-Ciò che si perde è la capacità del cervello de fare da "filtro" nei confronti del materiale in essa contenuto.
-Il nostro passato non si perde mai; Esso è virtualmente sempre disponibile.
L'occasione del ricordo
3) La percezione→ è la facoltà che ci lega al mondo esterno e ha la funzione di selezionare i dati che sono più utili ai fini della nostra vita concreta.
-Essa rientra in quelle attività corporee che limitano e circoscrivono la coscienza.
-Memoria e percezione corrispondono ai due estremi dello spirito e del corpi.
-Il primo comprende la totalità della vita vissuta.
-Il secondo si concentra sul presente e sulle necessità pratiche, portando alla luce solo una parte di quella totalità.
-Per questo una percezione isolata può essere occasione di riaffiorare del ricordo.
-Con la teoria della memoria e della percezione, Bergson, supera la dicotomia che abbiamo visto presente nella distinzione tra interiorità ed esteriorità del tempo, tra mondo dello spirito e mondo fisico: essi non sono che i poli opposti della vita della coscienza.
Lo slancio vitale e l'evoluzione creatrice
-'L'evoluzione creatrice' 'opera in cui il filosofo approfondisce l' idea della continuità tra la vita biologica e quella della coscienza.
-In entrambe scorre incessante un' unica forza vitale.
-La vita non procede per aggregazione di elementi materiali.
-Al contrario, si origina da un unico impulso iniziale detto élan vital <<slancio vitale>>; Un' energia che crea di continuo e in modo imprevedibile, perché libera e non necessitata, una grandissima varietà di forme.
-Essa non è scomponibile né reversibile.
-Si tratta di un impulso spirituale e invisibile, il quale trabocca nel mondo.
-Questo slancio si espande nell' universo, irradiandosi in ogni direzione, ma con un' intensità variabile, il che spiega la differenziazione degli esseri e delle specie.
-La vita è creatività libera e imprevedibile.
-La vita all' inizio è <<totipotenza>> cioè la possibilità di divenire tutte le cose, che gradualmente si attualizza e si specifica.
-A questo proposito Bergson paragona la vita dell' universo all' esplosione di un proiettile in mille pezzi, che a loro volta esplodono in mille altri frammenti: ognuno di noi è uno di questi frammenti.
-Avremmo potuto essere qualcosa di diverso, ma la contingenza ha fatto in modo che fossimo così: non per necessità, bensì per la grandiosa libertà dell' energia vitale.
-Per esprimere il fatto che l'evoluzione non implica alcuna realtà data o precostruita, ma soltanto una <<realtà in movimento>> che si manifesta e si genera da se stessa, espandendosi e modificandosi di continuo.
-Bergson parla di <<evoluzione creatrice>>.
-Proprio in virtù di tale concetto è possibile superare il dualismo tradizionale tra materia e spirito.
-Per Bergson la realtà è sempre unica.
-All' origine vi è l'energia vitale che, spirituale nella sua essenza, nel momento in cui esaurisce la propria forza tende a manifestarsi come materia.
-Quest' ultima non è dunque qualcosa di esterno che ostacola lo sviluppo, ama costituisce l'esito dell'estinguersi della propulsività dello slancio.
La questione della conoscenza
-L'essenza profonda della realtà è caratterizzata da uno slancio vitale che implica durata, continuità e unità.
-Bergson sostiene che la conoscenza umana può essere di due tipi:
1) possiamo conoscere l'oggetto dall'esterno, descrivendone i singoli caratteri e avvalendoci di simboli per rappresentarli.
-Ovvero si compie un "analisi" dell' oggetto.
-Si tratta della modalità propria dell' intelligenza, che isola e irrigidisce gli elementi della realtà considerata, offrendone un'immagine "razionale" ma necessariamente parziale e astratta.
-È una forma di conoscenza rivolta all'azione, subordinata al bisogno di adattamento dell'uomo all'ambiente, non ha valore dal punto di vista teorico.
2) è possibile conoscere l'oggetto tramite l'intuizione, cioè compiendo un atto di <<identificazione simpatetica>>.
-In questo modo l'oggetto non è scomposto o analizzato, ma viene colto immediatamente, dall' interno, nella sua totalità.
-Tale forma di conoscenza è la sola che consenta una comprensione piena della vita e della coscienza.
La contrapposizione fra metafisica e scienza
-All' intuizione fanno ricorso l' arte e la metafisica, rivalutata da Bergson, come <<scienza assoluta del reale>>.
-Secondo il filosofo la critica mossa dalla metafisica da empiristi e razionalisti è dovuta al fatto che si è tentato di penetrare l' oggetto metafisico con lo strumento dell' intelligenza, che risulta inevitabilmente inadeguato.
-L'importante è non avere la pretesa di estendere le categorie della scienza al di là del loro ambito legittimo, operandone un trasferimento dal piano "operativo" a quello "teoretico".
-L'errore non sta nei procedimenti dell' intelligenza in quanto tali, ma nella loro applicazione ad ambiti e finalità che possono essere colti soltanto con un atto di intuizione.
-Il ricorso a quest'ultima è il guardare al mondo con un nuovo occhio disinteressato, rinunciando oltretutto a due strumenti strettamente congiunti con il sapere scientifico-intellettuale:
-La concettualizzazione;
-Il linguaggio.
-I concetti, per Bergson sono i simboli di cui ci serviamo per indicare i frammenti della realtà che abbiamo astratto dal flusso vitale con il procedimento dell'analisi intellettuale, e le parole sono i segni fonetici con cui gli comunichiamo agli altri.
-Concetti e parole comportano necessariamente la divisione , la scomposizione e la "distorsione" della realtà.
-La realtà non può essere concettualizzata né espressa in termini linguistici.
-Il filosofo stesso si trova in difficoltà a comunicare e trasmettere la visone del mondo che ha accolto mediante l' intuizione.
-Egli non può fare altro che diventare un' indicatore di percorsi, avvalendosi per lo più di immagini e di metafore.
La morale e la religione
-Nella sua ultima opera intitolata 'Le due fonti della morale e della religione', Bergson applica alla società le categorie che aveva adoperato per descrivere la dialettica tra slancio vitale e materia.
-Egli pertanto identifica due tipi di organizzazione sociale:
-La società chiusa→ è quella autoritaria, in cui regna la <<morale dell'obbligazione>>;
-La società aperta→ è fondata sulla <<morale assoluta>>, che promuove la libertà e la creatività degli individui.
-A queste due forme di morale corrispondono due atteggiamenti religiosi: la religione statica, che si serve dei miti e delle superstizioni per proteggere l' uomo dalle sue paure.
-La religione dinamica è quella che si manifesta nella vita dei mistici.
-Essa consiste nella partecipazione , grazie all' amore, allo slancio creatore della vita, nell' unificazione con Dio.
-Identificato lo slancio creatore con Dio e Dio con l'amore, Bergson vede nella mistica l' unico rimedio ai mali morali e sociali e invoca un supplemento d'anima per un mondo che vede pervaso dalla tecnica e della meccanica.
-L'auspicio è che ci siano sempre più individui aperti all' esperienza mistica dell' amore, in modo da far crescere nella società, con il loro esempio, l' energia "divina", la quale, sola, può portare una trasformazione radicale dell'umanità.
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