HEIDEGGER
HEIDEGGER E IL PROBLEMA DELL’ “ESSERCI”
Gli studi e l’originale interpretazione della fenomenologia
-Martin Heidegger nacque nel 1889 a Messkirch, nel Baden.
-Iniziò il noviziato per entrare a far parte della Compagnia di Gesù, ma dovette rinunciarvi a causa della sua salute cagionevole.
-La lettura delle opere di Franz Bretano e delle 'ricerche logiche' di Husserl lo orientò verso la filosofia.
-Nel 1919 pubblicò uno dei suoi primi saggi, 'Nuove indagini' di logica e nel 1913 ottenne il dottorato presso la facoltà di filosofia dell’ Università di Friburgo.
-Nel 1915 conseguì la libera docenza.
-Heidegger maturò il distacco da Husserl, che si concretizzò con la pubblicazione di (Essere e tempo)
-È segnata da un ‘ applicazione originale e personale del metodo e dei concetti della fenomenologia.
-All’avvento del nazismo Heidegger nel 1933 aderì al Partito nazionalsocialista e fu nominato rettore dell’Università di Friburgo.
-Heidegger era convinto che dal movimento nazionalsocialista potesse derivare la rigenerazione della Germania.
-Nel 1934 lasciò la carica di rettore prima della scadenza del suo incarico, rifiutandosi di estromettere dall’università due colleghi contrari al regime.
-Da quel momento non partecipò più in alcun modo al la vita politica, dedicandosi esclusivamente alla ricerca e all’ insegnamento.
La presa di distanza dai temi esistenzialistici
-Nei corsi universitari degli anni trenta Heidegger maturò quella che avrebbe definito la <<svolta>>del suo pensiero, cioè l’ abbandono delle tematiche esistenzialistiche e antropologiche in favore di quelle ontologiche.
-Nel 1947 'Lettera sull’umanismo', in cui Heidegger prende decisamente le distanze dalla filosofia umanistica di Sartre e respinge ogni tentativo di qualificare la sua filosofia come una forma di “esistenzialismo”.
-Nel 1955 Heidegger abbandonò definitivamente l’insegnamento.
-Morì a Friburgo nel 1976.
La domanda sull’essere
-Heidegger si rende conto ben presto che gli spero contraddittori dell’esistenza non possono essere adeguatamente affrontati restando nell’ambito della fenomenologia.
-Heidegger accetta la concezione husserliana dell’intenzionalità della coscienza, cioè l’idea secondo cui essa è sempre coscienza di qualche cosa e qualsiasi atto umano implica sempre un riferimento a un oggetto; tuttavia rifiuta l’impostazione prevalentemente teoretica di Husserl, interpretando l’intenzionalità come l’insieme degli atti di un soggetto concreto, immerso e coinvolto proprio in quel mondo su cui Husserl aveva sospeso il giudizio.
-In altre parole, la sua indagine non si volge più alle strutture essenziali della coscienza, intesa come una soggettività “ pura” e disinteressata, bensì alle strutture fondamentali dell’esistenza, concepita appunto come il modo d’essere peculiare dell’uomo nel mondo.
-L’essere è l’orizzonte all’interno del quale possiamo elaborare qualsiasi definizione e su cui si stagliano tutte le cose.
-L’ essere è lo sfondo dal quale emergono tutti gli enti e dunque non è di per sé oggettivabile, pena la sua riduzione a “cosa”.
-La domanda sull’essere conduce alla chiarificazione del suo “senso”.
Il carattere propedeutico degli interrogativi sull’uomo
-La filosofia di Heidegger è considerata l'atto di nascita delle filosofie esistenzialiste.
-In 'Essere e tempo' la problematica esistenziale è intesa come propedeutica alla ricerca ontologica.
-L'affermazione di Heidegger relativa a una <<svolta>> nel suo pensiero. Può essere accolta come l'assunzione di una nuova prospettiva sul problema dell'essere. Essa consiste nel porsi direttamente da un punto di vista ontologico.
L'uomo come "esserci" e possibilità
-Il "primo" Heidegger ritiene che l'uomo abbia un modo del tutto peculiare di esistere, di cui si propone di individuare, fenomenologicamente, le strutture esistenziali.
-Da ciò l'individuo risulta come Dasein, "essere-qui".
-"esserci" indica il fatto che egli è sempre <<gettato>> in una determinata situazione e che la sua modalità d'essere fondamentale è proprio l'esistenza , intesa nel senso di capacità di trascendere la contingenza.
-L'uomo è condizionato dalla situazione, ma nello stesso tempo è <<poter-essere>>, possibilità, ciò significa che egli ha la responsabilità del suo essere e che è "condannato" a una scelta che comporta sempre l'eventualità dello scacco.
-L'altra caratteristica fondamentale dell'uomo è il suo <<essere-nel-mondo>>.
-Con essa Heidegger vuole mettere in rilievo una connessione esistenziale tra due realtà concrete:
-Il soggetto;
-Il mondo.
-L'uomo è aperto al mondo e Heidegger parte dalla situazione più immediata e comune:
-Quotidianità;
-Medietà.
-In tale situazione originaria le cose appaiono essenzialmente come <<utilizzabili>>, nel senso che si offrono come strumenti, oggetti dotati di una certa funzione in riferimento alla vita dell' individuo, ai suoi scopi e ai suoi progetti.
-Una simile concezione mette in crisi la tradizionale considerazione dell' oggettività del mondo in termini di <<semplice presenza>>
-Al contrario, il mondo si caratterizza proprio come apertura al soggetto e assume significato in funzione di questo rapporto.
Il modo d'essere della comprensione
-Heidegger rileva che i modi d'essere fondamentali dell' esserci in rapporto al mondo sono la comprensione e la cura.
-Alla base di tali concetti vi è l'idea del mondo come una <<totalità strumentale>>.
-Ogni cosa è in relazione inscindibile con le altre, "rimanda" a esse.
-Ciò che viene dato originariamente all' uomo nella sua apertura al mondo, non sono singoli oggetti utilizzabili, ma la globalità delle loro relazioni entro cui l' uomo coglie il significato di ciascuno e se ne appropria nel suo progetto esistenziale.
-Tale struttura di "rimando" e "rinvio" che caratterizza l'insieme delle cose-strumenti consente a Heidegger di assimilare queste ultime ai segni.
-I segni linguistici vengono dunque considerati dal filosofo come l'emblema della modalità originaria di darsi delle cose.
-L'esserci non è solo colui per il quale le cose sono strumenti da adoperare, ma anche colui che sa interpretarle e ciò in virtù del fatto che egli è dotato di pre-giudizi, pre-nozioni sulla cui base gli oggetti gli si presentano.
-É in tale orizzonte di <<precomprensione>> che le cose assumono un valore e un significato.
-La comprensione è dunque un processo di "interpretazione".
-Heidegger si contrappone alla concezione della conoscenza sia del positivismo sia dell'idealismo.
-La conoscenza non è il risultato di astrazioni logiche di fronte a un mondo meccanicamente determinato, né la dissoluzione delle cose nei concetti, ma si configura come "interpretazione", articolazione sempre più ricca, da parte del soggetto, delle sue pre-comprensioni originarie.
-Tale processo non è mai concluso, perché comporta la trasformazione reciproca dell' oggetto, che rivela nuovi significati oltre a quelli già sedimentati e acquisiti, e del soggetto, che amplia continuamente il suo orizzonte nel rapporto con le cose e elabora nuove prospettive interpretative.
Il modo d'essere della cura
-L'esistenza umana si caratterizza essenzialmente come un <<prendersi cura>> delle cose e degli altri, dove l'espressione <<cura>> indica non solo l'intenzionalità del soggetto, ma anche la sua temporalità, ossia il suo <<essere di là da venire>>, il suo coincidere con un progetto in cui le cose assumono significato.
-Tale progettualità costitutiva dell' uomo può trovare realizzazione in due modi differenti, autentico o inautentico.
-Il primo implica l'assunzione consapevole e responsabile delle proprie possibilità.
-Il secondo comporta un decadimento dell' uomo al modo di essere delle cose, cioè a una sua rinuncia
alla scelta e alla libertà.
-L'esistenza inautentica è la pre-comprensione che caratterizza l'esserci acquista i connotati dell'adesione acritica e spontanea a un certo contesto storico-sociale e alla modalità comune di intendere le cose e di rapportarsi a esse.
-Il mondo gli appare come un insieme di significati già costituiti, di segni e di strumenti disponibili per i suoi progetti pratici, un mondo di cui il bambino ha una visione d'insieme che gli viene perlopiù trasmessa da altri.
-Heidegger parla a questo proposito di <<deiezione>> del soggetto nel senso di "caduta" dell' esserci nella banalità del quotidiano.
-Tale situazione si esprime nel linguaggio attraverso l'uso ricorrente del "si" e la riduzione del discorso a chiacchiera.
Il passaggio all' esistenza autentica
-Secondo Heidegger tale autenticità è annunciata da un particolare modo di sentire del soggetto, che egli, sulla scia di Kierkegaard, identifica con l'angoscia.
-L'angoscia si distingue dalla paura, che è sempre timore di qualcosa di determinato.
-Più in generale, rappresenta il sentimento che scaturisce di fronte alla nullità del mondo.
-L'uomo si caratterizza come progettualità in relazione alla quale ogni cosa del mondo trova significato e valore; ma questo suo essere fondamento delle cose e del mondo a sua volta risulta essere in-fondato, perché l'esserci è <<progetto gettato>>, si trova a esistere, a essere-qui, senza averlo deciso.
-Pur essendo "fondamento" di se stesso e del mondo, l'essere umano è "assenza di fondamento".
-L'angoscia rivela all' uomo questo nulla su cui si fonda il mondo e la sua stessa esistenza e dunque gli rivela la sua costitutiva finitezza, mettendolo in relazione con la temporalità e la morte.
La <<possibilità più propria>> dell' uomo
-In genere gli uomini rifuggono dal pensiero della morte, eppure essa rivelata dal sentimento d'angoscia è per ognuno di noi <<la possibilità più propria>>, personale, certa e incondizionata.
-La morte è intesa da Heidegger come la prospettiva che può conferire senso alla vita stessa.
-Di fronte alla morte e all' angoscia che tale pensiero sollecita, l'uomo deve compiere una scelta:
Può scegliere se stesso→ assume su di sé il peso della finitezza anticipando la morte e riconoscendo la natura delle proprie possibilità come pure possibilità mai definitive.
Può decidere di rimanere nella dimensione rassicurante dell'inautenticità→ dove il senso dell' esistenza viene circoscritto alle cose e non si avverte il nulla su cui sono fondate.
-Solo l'<<anticipazione della morte>> e il riconoscimento di se stesso come <<essere- per-la-morte>> possono evitare all' uomo di disperdersi nel vuoto dell'esistenza "deietta" e restituirgli il valore delle possibilità dell' esistenza in quanto tali, scelte responsabilmente e consapevolmente come pure possibilità.
-Vivere autenticamente significa condurre la propria esistenza nella piena coscienza che il nostro orizzonte di vita è limitato.
-L'uomo che vive nella prospettiva della morte è colui che tiene presente la voce della coscienza, la quale gli ricorda che il suo male consiste nel porsi nel mondo come una cosa accanto alle altre cose.
La temporalità costitutiva dell'esistenza
-Al concetto Heideggeriano di "decisione" anticipatrice della morte" si collega la nozione della temporalità come senso dell'essere dell'esserci.
-Vivere nel tempo è per l'uomo un fatto essenziale.
-L'uomo non può essere "senza tempo", perché ogni suo atto, come ogni sua passività, è possibile soltanto nel tempo.
-In definitiva, le stesse strutture fondamentali dell'esserci rimandano a un particolare dimensione temporale: la comprensione e la cura rinviano al futuro come condizione della progettualità in cui le cose vengono assunte e comprese.
-La deiezione confina l'uomo nel presente anonimo e alienato della temporalità quotidiana.
-La situazione affettiva rivela all' esserci il legame con il passato, con la condizione di in-fondatezza e di gettatezza che gli è propria e che rappresenta il suo limite.
-L'opera 'Essere e tempo' è rimasta incompleta.
-La giustificazione è che il linguaggio a sua disposizione non gli consentiva di esprimere adeguatamente le intuizioni emerse dopo la fase dell' analitica esistenziale.
HEIDEGGER E LA QUESTIONE ONTOLOGICA
La svolta del pensiero heideggeriano
-Nell' opera 'Hölderlin e l'essenza della poesia' scrive sull' errore più fatale che l'uomo ha fatto.
-Per Heidegger la filosofia occidentale non è altro che la storia della negazione dell'essere.
-Gli esiti negativi dell'analitica esistenziale portano il filosofo alla consapevolezza che l'essere non può venir ricercato a partire dagli enti.
-La metafisica concepiva l'essere come ente e dunque ne faceva il fondamento della catena degli enti, una sorta di "ente supremo", di principio ultimo; per Heidegger invece cogliere e rispettare l'essere nella sua <<differenza ontologica>> nei confronti dell'ente.
Il tentativo di uscire dalla logica metafisica
-Heidegger approfondisce il senso di alcune categorie su cui tale tradizione è basata, in particolare quella di "fondamento".
-Si tratta di un concetto centrale, secondo cui tutto ciò che esiste ha una causa e la conoscenza dell' ente è appunto quella che ne chiarisce il principio causale, cioè quello che "lo fonda".
-Viene riconsiderata la concezione dell'esserci come progetto, cioè come apertura di un orizzonte nel quale gli enti ricevono un significato.
-Inteso in questo modo, l'esserci rappresentava il fondamento della totalità degli enti.
-Nello stesso momento si rivelava un fondamento in-fondato.
-Queste analisi portano il filosofo a ritenere che l'uomo non può riconoscersi quale fondamento del mondo, perché si trova a esistere in un' "apertura"
L'<<orizzonte>> dell'essere
-L'uomo perde la sua centralità→ antiumanismo.
-Pur non smarrendo completamente il proprio ruolo di fronte di senso, l'uomo, da "artefice" di tale significato, si rivela piuttosto "partecipe" di un processo di auto-realizzazione e auto manifestazione che è proprio dell'essere: è l'essere che "getta" il progetto rappresentato dall' esserci.
-Heidegger parla di rapporto di espropriazione- appropriazione tra l'essere e l'uomo, cioè di appartenenza reciproca.
-Il carattere trascendente dell' essere fa sì che esso non possa diventare oggetto di conoscenza dispiegata, sottraendosi a ogni tentativo di definizione, ed è per questo che Heidegger ricorre alla via dell' allusione e della metafora.
-L'essere viene indicato come:
-Illuminazione;
-Orizzonte;
-Apertura.
La concezione della tecnica
-La tecnica è la figura ultima della nullificazione del senso dell'essere. (Gestell→imposizione)
-L'idea della realtà ridotta a una totalità organizzata come una grande macchina, in cui ogni cosa è legata al suo principio causale, in una ricerca infinita di "fondamenti".
-In tale prospettiva tutto è conosciuto o conoscibile in termini razionali e non presenta più margini di mistero.
-La tecnica non è altro che lo strumento per assoggettare la natura, renderla utile e utilizzabile, in un'ottica che si cura prevalentemente dei mezzi e tende a dimenticare i fini.
-L'oblio dell' essere che qualifica l'orizzonte nichilistico della tecnica non è responsabilità dell'uomo.
-La peculiare forma di "apertura" storica, caratterizzata dall' operare tecnico, non dipende da una sua decisione; essa "accade" a partire dall'essere, è una modalità di darsi dell' essere stesso e la storia della metafisica non è altro che la storia di tale modalità.
-Secondo Heidegger l'epoca della metafisica compiuta è tuttavia giunta alla fine.
-Si apre una nuova età post-metafisica e post-filosofica: nel pericolo rappresentato dalla tecnica si annuncia anche una via di salvezza.
La via d'uscita dal nichilismo
-Per ritrovare se stessi, Heidegger sostiene, che occorre rivolgersi alla poesia, perché i poeti hanno compiuto prima di noi questo cammino.
-Egli afferma che la tecnica è il destino dell' Occidente, che dobbiamo accettare e percorrere fino in fondo la via che conduce al nulla, sperimentando interamente il buio della vita e la sua estrema povertà, cioè la distruzione dei valori e l'esistenza ridotta a manipolazione delle cose.
-Infatti è nel "nulla" che può tornare ad apparire il volto dell'essere.
-Il nulla è l'ombra dell'essere, esso è estraneo alle categorie della logica e della scienza.
-Il nulla ci riporta l'essere come trascendenza, perché è "altro" rispetto all'ente.
-L'essere che si disvela a partire dal nulla è l'essere cantato dai poeti.
-L'essere che torna ad apparire è l'essere tutto intero, eterno e sacro, come la natura, la quale sottratta alla tecnica può di nuovo valere come fonte di vita.
La concezione dell'arte
-L'essere è apparso come "evento", come l' "accadere storico" delle varie aperture epocali in cui l'uomo si trova a rapportarsi all'ente e a se stesso secondo modalità particolari.
-Per Heidegger, la possibilità dell' uomo di partecipare all' istituzione di nuovi orizzonti di senso risiede nella creatività artistica.
-L'opera d'arte <<è la messa in opera della verità>>.
-Essa getta la luce completamente rinnovata sulla totalità degli enti.
-L'opera, a differenza degli oggetti abituali, non si risolve nel suo uso, ma <<attira l'attenzione su di sé>>.
-Inoltre, l'opera si rivela inesauribile nella sua riserva di significati da scoprire.
La parola come luogo dell'accadere dell'essere
-Heidegger individua nella poesia l'essenza di tutte le arti e afferma che l'apertura originaria dell'essere avviene nel linguaggio.
-Linguistica è la nostra esperienza del mondo, la pre-comprensione che caratterizza la nostra relazione con le cose e l'orizzonte entro cui esse ci appaiono.
-La percezione stessa degli enti presuppone una loro pre-comprensione in termini linguistici, perché è solo nel linguaggio che essi appaiono dotati di senso e di valore.
-Per Heidegger, il linguaggio è <<la casa dell'essere>>.
- Il linguaggio appare perlopiù limitato a "strumento di comunicazione"
-Soltanto là dove si manifesta nella sua forza originaria e innovativa che il linguaggio diventa veicolo dell'istituzione di un mondo.
L'ascolto del linguaggio
-Per Heidegger il pensiero diviene un "pensare sul linguaggio", una riflessione sui significati e i valori che esso veicola.
-Andare verso il linguaggio significa portarsi in prossimità dell'essere.
-In tale infinito processo ermeneutico si realizza l'essere stesso come "evento".
-L'ermaneutica assume in Heidegger una valenza ontologica e non solo conoscitiva.
-Essa rappresenta l'auto- manifestazione dell'essere, che avviene attraverso l'uomo e la sua parola.
-Nel tempo degli dei fuggiti, l'uomo deve ritrovare le tracce dell'essere nella voce dei poeti, in cui si coglie ancora il mistero, il non-detto, lo sfondo da cui ogni parola proviene.
-Essa costituisce, per Heidegger, quella riserva inesauribile da cui proviene ogni possibilità di senso e di significazione.

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