SARTRE



                               SARTRE E L'ESISTENZIALISMO COME UMANISMO


Uno dei pensatori più influenti del Novecento 

- In Jean-Paul Sartre l'esistenzialismo assume un profilo decisamente laico e ateo.

- Sartre ritiene che la soluzione ai problemi dell'esistenza non possa essere cercata fuori di noi. 

- Il suo, per tanto, risulta essere un esistenzialismo immanentistico o, come egli stesso lo ha definito un   esistenzialismo umanistico.

- Egli pre-feriva fare filosofia fuori dai luoghi accademici, per le strade e nei caffe.

- Domino con la sua presenza la vita culturale francese.

- Attivo anche in campo politico, dando il suo sostegno ai movimen ti che lottavano contro l'imperialismo,  il colonialismo e il conformismo borghese.

- In attento e continuo dialogo con Simone de Beauvoir.

- Giunse a capire le ragioni del femminismo.

- Scrittore prolifico "L'essere e il nulla" - "Il muro" - "La nausea".


L'analisi della coscienza

- Partendo dall' analisi della coscienza il filosofo afferma che la particolarità dell' Io consiste nel suo essere coscienza di "qualche cosa" di esterno a se stesso.

- Tale coscienza non è posta da altro ma coincide con il mio io

- C'è dunque una differenza sostanziale tra l'essere delle cose quello della coscienza: le cose sono essere in sé», oggetti immodificabili epacha stessi, cioè inconsapevoli e semplicemente presenti; la coscienza, al contrario, e traspa renza e presenza a se stessa, è l'«essere per se».

- Approfondendo l'indagine, il filosofo osserva che la coscienza si caratterizza per la capacità di trascendere la situazione di fatto in cui il soggetto si trova, in questo se la coscienza è libertà.

- La libertà si qualifica come superamento dell'esistente ed elaborazione di progetti sempre nuovi.

- Sartre dice che «la coscienza è il nulla è nulla in quanto possibilità di "nullificare" (annullare) i dati di fatto e inventare nuove situazioni.


L'angoscia della scelta

- L'affermazione della libertà della scienza non costituisce per l'uomo una condizione positiva, ma è causa di dolore e di angoscia.

- L'uomo, infatti, non sceglie la propria esistenza, ma vi si trova gettato; egli non decide per la propria libertà e la libertà, consistente nella possibilità.

- Nel saggio divulgativo” L'esistenzialismo” è un umanismo Sartre propone una versione  dell'esistenzialismo in contrasto con gli esiti ontologici di Heidegger.

- Per Sartre, infatti, l'esistenzialismo è un umanismo in quanto ha il suo perno nell'uomo.

- L'uomo di Sartre è colui che sperimenta in sé stesso la morte di Dio annunciata da Nietzsche privato del suo sole e del suo centro», egli non ha più valori definiti e parametri morali che sostengano le sue scelte. A lui spetta creare i propri criteri e i propri fini, conferire un senso e un significato ai comportamenti e al mondo.

- L’ affermazione secondo cui siamo noi che "inventiamo" i valori, dice Sartre, significa che la vita non ha senso a priori.

- Per il filosofo l'uomo deve fare assegnamento solo su di sé per decidere la propria condotta.

- In breve, l'uomo è la somma dei suoi atti e delle sue scelte.

- Tale responsabilità risulta estremamente gravosa, un peso insopportabile che determina la disperazione e l'angoscia.


La nausea di fronte all'esistenza

- Per Sartre l'uomo è sempre responsabile.

- La possibilità di farsi carico dei fatti della propria vita coincide dunque con la libertà dell’uomo di fronte agli eventi ma, nel contempo, è per lui la condanna più gravosa.

- Una simile visione dell'esistenza è semplificata in modo efficace nel romanzo “La nausea

- Questo determina in lui una sensazione di nausea, che lo assale nel momento in cui si scopre parte di un insieme di uomini impaccianti, inquieti imbarazzati nel sentirsi ognuno di troppo per l'altro.

- Dal momento che le cose non hanno loro consistenza e una giustificazione razionale, tutto appare superfluo e gratuito questo giardino, questa città, io stesso. Il mondo risulta privo di significato.


Il conflitto con gli altri e la dialettica storica

- Per l'uomo gli altri, al pari delle cose, sono estranei alla coscienza.

- Essi non gli appartengono, se non nella misura in cui sono oggetti che può utilizzare.

- A differenza delle cose, tuttavia, gli altri sono dotati di coscienza e quindi sono anche esseri per sé, che a loro volta possono considerare i propri simili come oggetti.

- Ne consegue un inevitabile conflitto, derivante dal fatto che ogni coscienza è libertà e, dunque, tendenza a nullificare e a "oggettivare” gli altri.

- A differenza del semplice "vedere", lo sguardo è innanzitutto un intermediario che mi rimanda a me stesso, che arriva all'improvviso e in modo imprevisto.

- Nel sentirmi oggetto dello sguardo altrui provo ver gogna, che è il sentimento di essere si ciò che sono, ma "per un altro", e quindi è il riconoscimento della mia schiavitù: mi rende vulnerabile, in quanto scopre la «nudità» del mio essere.

- Sartre parla della vergogna come del sentimento del peccato originale.

- Questa operazione è sempre recipe perché basta che io alzi gli occhi e guardi l'altro, oggettivandolo, perché io riaffermare la mia libera soggettività.

- Il filosofo giunge ad affermare amaramente che l'inferno sono gli altri.

- Io posso conoscermi soltanto attraverso gli altri o, meglio, "contro” gli altri.

- Lo sguardo dell'altro mi rivela l'assoluta estraneità che costituisce l'esistenza umana, la essenziale alienazione.


La sintesi tra esistenzialismo e marxismo

- Nel secondo dopoguerra Sartre è spinto dai problemi della ricostruzione politica ed a nomico-sociale ad abbracciare la causa del proletariato e ad aderire al Marxismo.

- L'individuo resta pertanto sempre al centro dell'interesse sartriano è lui che sceglie e progetta la propria esistenza e dalle sue azioni dipende l'efficacia della lotta di classe e la stessa rivoluzione socialista.

- Dunque, il pensiero politico di Sartre è stretta mente connesso alla concezione della fondamentale libertà e responsabilità individuale e sociale dell'uomo, a cui si collega la visione dell'intellettuale come persona "impegnata”.

- La storia è il frutto delle azioni personali.

- Il rischio, secondo Sartre, è che la dialettica storica, originata dalla libera progettualità degli uomini, si cristallizzi in una realtà totalizzante e rigida, in cui gli individui sono resi oggetto, serializzati, ridotti a cose.

- Da soggetto della dialettica ne diventa oggetto. 

- Una tale reificazione può verificarsi anche in seguito al processo rivoluzionario.

- A questo proposito il filosofo analizza la particolare dinamica che presiede alla lotta rivoluzionaria e ne individua due principali formazioni protagoniste: il “gruppo” e la “serie”.

- Il primo è un’organizzazione di individui liberi, caratterizzata da un'unità di intenti come quello della lotta contro le condizioni di sfruttamento, e si costituisce in relazione a un pericolo o ad un avversario comune.

- La serie è, invece, un mero collettivo di individualità isolate, ciascuna chiusa nella sua solitudine e giustapposta alle altre.

- Conclusa la fase rivoluzionaria, che è aggregante e unificante, secondo Sartre il gruppo rischia di frantumarsi nuovamente nella serie.

- Ciò può accadere, ad esempio, quando per consolidare le nuove istituzioni si ricorre alla disciplina, all'obbedienza.

- Si rischia pertanto di ricreare una società alienata, nella quale gli individui sono di nuovo estraniati gli uni dagli altri e privati della propria libertà e soggettività.

- Per questo il gruppo deve lottare per rimanere tale, mantenendo desta l'attenzione e rinnovando continuamente la propria scelta di libertà








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